GIACOMO STEFANINI DI WAMI (WATER WITH A MISSION)
UNA MISSIONE: “MIGLIORARE IL MONDO CON L’ACQUA”.

Come diceva Peter Pan “solo chi sogna può volare” ed effettivamente conoscendo l’ospite di questo mese ci siamo resi conto che Peter ha ragione.
Lui è Giacomo, un ragazzo tanto giovane quanto audace. Un esempio e un modello di costanza, intuizione e coraggio.
Siamo tutti un po’ cresciuti seguendo il mantra “segui i tuoi sogni”, “impossible is nothing” e “se vuoi, puoi” … e nonostante spesso ce lo ripetiamo e cerchiamo conferma in frasi motivazionali di grandi personaggi…tra il dire e fare, come si dice, c’è di mezzo il mare.
Fare qualcosa in cui si crede davvero, che sia positivo per se stessi ma che porti un reale contributo a tutto il mondo. Poter essere parte attiva di un miglioramento globale creando un sistema che permetta a tutti di farne parte: questo era il sogno di Giacomo oggi diventato realtà.
Nei suoi studi all’estero Giacomo si imbatte in un modello di business che lo “illumina”: “comprare e nello stesso momento donare a chi non ha”. Questo modello si chiama “One for One” o “Buy 1 Give 1” ma il concetto è lo stesso, compro qualcosa che avrei normalmente acquistato, come un paio di scarpe per esempio, ma in realtà faccio molto di più, parte della cifra che ho speso andrà a costruire un altro paio di scarpe che verrà donato a chi di scarpe non ne ha proprio.
Ecco, Giacomo dopo l’esperienza in brand management in una grande multinazionale, decide di seguire il suo sogno e di “volare”, riportando quel modello di business che lo aveva colpito in Italia e creando così una speciale acqua che porta acqua dove non c’è n’è: WAMI.
https://www.wa-mi.org/
Acquistando infatti una sola bottiglietta di WAMI, Giacomo porta in Africa 100 litri d’acqua, anzi fa molto di più, costruisce dei veri e propri pozzi con tanto di rete idrica risolvendo così per sempre il problema dell’acqua…un villaggio alla volta, tante vite tutte insieme.
Da oggi grazie a WAMI possiamo tutti essere parte del cambiamento!

Quello che hai creato è fantastico, ma dicci: come mai proprio l’acqua?
Il tema dell’acqua è il più semplice ma anche uno dei più importanti: senza acqua non c’è vita, non c’è alimentazione, non c’è igiene e si innescano una serie di reazioni causa effetto che portano anche al non avere un’istruzione e delle strutture.
L’acqua è in assoluto il primo mattone per il cambiamento. Ma nonostante sia una risorsa primaria è ancora molto difficile da ottenere. 700 milioni di persone non hanno acqua (1 persona su 9). Se pensiamo a quanto per noi sia scontato averla in casa, per strada, ovunque…è incredibile. Dall’altra parte siamo grandi consumatori di acqua in bottiglia, abbiamo pensato quindi di unire questi due mondi e trovare una soluzione.
Se una donna o un bambino invece di impiegare tutto il giorno per andare a prendere l’acqua, potessero utilizzare quel tempo per fare altro, per esempio per studiare o lavorare, tutto cambierebbe.
La cosa che mi ha davvero sorpreso è che in realtà l’acqua c’è per tutti ma magari per mancanza di reti idriche e strumenti non c’è modo di portarla. È una questione di povertà.
Quello che facciamo noi, alla fine, è questo: scavare, costruire reti e portare l’acqua nei paesi.

Come nasce e si sviluppa un’idea per cambiare il mondo?
Durante uno scambio all’università ho conosciuto il modello di TOMS e mi ha subito colpito: vendere scarpe per donare scarpe. Il tutto condito da una positività e un’allegria disarmante. Non mi piace vedere la beneficenza in modo triste, con immagini scioccanti e strappalacrime. La beneficenza non è togliersi un peso ma fare qualcosa che ti rende orgoglioso! La società mi ha dato tanto ed io voglio ridarle il più possibile.
Quindi ho trovato un modello e l’ho semplicemente riprodotto con un altro oggetto.
Ho deciso di lasciare il mio lavoro e credere in questo sogno. All’inizio ero solo io, poi man mano alcuni amici si sono appassionati al progetto e abbiamo creato una squadra, trovato i primi locali e iniziato a produrre questa nuova acqua. Da lì è stato un crescendo: abbiamo ampliato la nostra rete di locali e siamo arrivati anche alla grande distribuzione. Ora abbiamo anche un partner produttivo come San Bernardo e questa cosa ci rende orgogliosi ed entusiasti.

Da P&G a WAMI: cosa significa per te “lasciare la strada vecchia per quella nuova”?
Mi sentivo un pezzettino di un grande meccanismo, molto bello e interessante sicuramente ma al tempo stesso sentivo dentro di me la necessità di fare qualcosa che davvero mi appassionasse e per cui fossi disposto a dare tutto. Seppure difficile, impegnativo e non sicuro avevo l’esigenza di fare qualcosa che avesse un “significato” profondo.

Cosa significa essere “un’ispirazione”?
Ci piacerebbe molto essere un’ispirazione sia a livello di business che per le persone.
Vorremo che le aziende prendessero il nostro approccio e il nostro modello come case per aprire strutture simili, mentre per tutte le persone che vogliono fare qualcosa di concreto per migliorare il mondo vorremmo mostrargli come con un piccolo e semplice gesto quotidiano si possa dare il proprio contributo.

Il mercato dell’acqua: un mondo difficile e saturo, come è stato inserirsi in questo contesto?
Spesso nel mercato delle acqua si trova il marketing più becero che abbia mai visto. Comunicare che hai lo 0,00000001% di sodio non ha senso e ci troviamo ad affrontare giornalmente questo tipo di comunicazione.
La barriera più difficile da abbattere è la scelta d’acquisto, dettata unicamente da una risonanza visiva. Cioè, se sei abituato a vedere una marca in tv, compri quella. Soprattutto sugli scaffali dei supermercati le persone non hanno tempo e se non ti conoscono non ti comprano.
Ma noi non siamo un’acqua di nicchia, costiamo poco di più rispetto gli altri ed abbiamo un’elevata qualità. Dobbiamo solo trovare il modo di farci conoscere dal grande pubblico e raccontargli il progetto che promuoviamo. A quel punto sono sicuro che la scelta si sposterà dalla risonanza visiva a quella valoriale. Le persone ora vogliono prodotti che realmente si adoperino anche per fare del bene e noi lo facciamo mantenendo alti standard qualitativi.

Parlando appunto di pubblico, qual è il vostro target?
Ancora non ne siamo sicuri, siamo un’acqua molto giovane e ci stiamo costruendo.
Sono certo però che più che al livello economico, il nostro target è legato al livello culturale. Più hai viaggiato, più cose hai visto e hai fatto e più sei sensibile e capace di recepire determinati messaggi.
Per esempio a Settembre siamo andati con i ragazzi di Gnambox a visitare i nostri progetti in Senegal. È impressionante come le persone si entusiasmino a conoscere una nuova realtà così diversa! I primi giorni sei spaventato, non a tuo agio insomma, poi man mano il contatto con le persone ti cambia e si abbattono le barriere, riscoprendo valori semplici e importanti. C’è totalmente un altro concetto di felicità.

Cosa significa essere “beyond the line”?
Sicuramente per me una linea è stata capire se volevo una vita da “corporate”, con tutti i privilegi e le cose belle che comporta o buttarmi in una cosa che probabilmente non mi avrebbe dato uno stipendio per molto tempo ma che fosse carica di significato.
Ecco, non tornerei mai indietro.
La cosa più importante è svegliarsi la mattina e fare qualcosa che ti rende felice e in cui credi davvero.

Maria Crocetta
#juniorcreativestrategist