UNA TAZZINA DI CREATIVITÀ
SEMBRA CHE DAI CHICCHI DI CAFFÈ SI SPRIGIONI NON SOLO UN AROMA INCONFONDIBILE MA ANCHE UN GUSTO DECISO PER I PROCESSI CREATIVI.

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Per essere aggiornati oggi in campo di creatività basta bere un caffè e guardarsi intorno, a volte perfino dentro la tazzina.

I creativi per risolvere un brief o un problema (a volte sono la stessa cosa) e trasformarlo in qualcosa di stimolante spesso lo fanno innescando nuovi processi di pensiero davanti a un caffè.

Il caffè infatti è sulla bocca e le sinapsi di gran parte di una categoria di professionisti del problem solving che in genere si incontrano proprio davanti a una tazzina fumante, in ufficio come in luoghi chiave come Starbucks – a proposito, la famosa compagnia ha già annunciato un nuovo store a Malpensa, dove però non ci sarà l’esperienza della torrefazione, parte fondamentale all’interno del già famoso Starbucks Reserve Roastery di piazza Cordusio.

 

Quaderno e tazza

 

Oggi il caffè non è solo un carburante della creatività degli altri ma è diventato esso stesso un potente e gustoso veicolo di novità e innovazione nel campo del design e della comunicazione.

Basti pensare a Ripple Maker, una nuova invenzione pensata per rendere la latte art più accessibile a tutti e per dare al bar uno strumento di marketing in più: polvere di caffè al posto dell’inchiostro per una tecnologia capace di tracciare sulla superficie bianca e schiumosa del cappuccino qualsiasi tipo di disegno o di scritta, addirittura un messaggio o un disegno portato dagli stessi avventori al bar tramite chiavetta usb. Facile prevedere un aumento della socialità all’interno del locale e non soltanto dei consumi; la compagnia aerea Lufthansa è stata la prima ad adottare questa tecnologia sui propri voli.

 

 

E che dire delle possibilità offerte dal riutilizzo creativo delle cialde e delle capsule? I materiali interamente riciclabili possono infatti essere rivisitati in modo innovativo.

 

 

Ma siamo sicuri che il caffè stimoli davvero la creatività o sia solo una bevanda per tenerci svegli e che l’effetto placebo faccia il resto?

 

COFFIVITY: UN CONCETTO CHE CI APPARTIENE

Justin Kauszler e ACe Callwood, due brillanti ragazzi di Richmond, abituati a lavorare presso l’Harrison Street Cafe, avevano difficoltà a concentrarsi una volta tornati in ufficio.

Per aiutarsi hanno pensato di portare i suoni del coffee shop sul posto di lavoro.

Così si recano all’Harrison Street Cafe, registrano i diversi suoni del posto (la macchina del caffè, il mormorio delle persone che chiacchierano, i rumori di piatti e bicchieri) e mixano il tutto, poi lanciano il sito Coffitivity, ricevendo oltre 45.000 visite!

 

Per un creativo bere caffè serve non solo a restare sveglio ma soprattutto indietro!

 

Stefano De Stefano
#esordiente #creativestrategist