MAURIZIO MURCIATO
TRA TECNOLOGIA, MUSICA ED EVENTI

Prendi un torneo internazionale di Ultimate frisbee, aggiungici studi in Business Management a Bologna, mischia con eventi e della Digital Innovation e agita bene con delle esperienze immersive. Il risultato è Maurizio Murciato.

Lo abbiamo incontrato nei nostri nuovi uffici e gli abbiamo chiesto di parlarci di lui, della sua storia e dei suoi progetti.

Quello che ci interessa è la tua storia, i passaggi che ti hanno portato dove sei ora, il percorso di studio, il momento in cui si è accesa una scintilla, le direzioni sbagliate. Ti va di ripercorrere con noi un po’ il tuo percorso?

Sono tre i pilastri che mi hanno composto a livello umano e professionale. Lo sport in primis: prima di avventurarmi nell’Ultimate Frisbee, che pratico da 19 anni, ho praticato tanti anni di pallacanestro e ho sempre continuato con lo Sport.

Il secondo la musica: sono cresciuto nella generazione che ha scoperto il rap e il punk rock melodico.

E il terzo è la tecnologia: durante gli anni della mia adolescenza la musica non viaggiava su supporto digitale, ma ho avuto la fortuna di vivere la nascita degli mp3 e di Napster, quindi la filosofia della condivisione e del file sharing. Inoltre, come buona parte dei miei coetanei, suonavo in una band e il panorama di musica alternativa e contro-culturale era in fermento. La musica viveva di canali alternativi.

Questa adolescenza fatta di sport, musica e tecnologia si è poi tradotta nella scelta dei miei studi universitari. Dopo un periodo di smarrimento dove mi sembrava di guardare a troppe cose con interesse, ho scelto Economia Aziendale convinto che “qualsiasi cosa mi inventerò poi potrò rivendermela”. Ho preferito scegliere la città prima della Facoltà e un’equazione misteriosa mi ha portato a Bologna, la città che rappresentava a pieno la contro-cultura e la sotto-cultura che mi tanto mi affascinava, fatta di auto-produzione e radio indipendenti, nonché patria – insieme a Torino – della musica che seguivo io: il punk rock e l’hardcore punk.

Continuando a fare sport, a Bologna ho scoperto l’Ultimate Frisbee e ho iniziato così a organizzare tornei sportivi per conto dell’Università.

Venivo da molti anni di improvvisazione nel mondo dei concerti, quindi la musica e lo sport sono stati due elementi che mi hanno permesso di organizzare tanti piccoli eventi, in maniera totalmente amatoriale all’inizio e sempre più strutturata poi, finché non è arrivata la svolta. Quando ho smesso di chiedermi cosa mi piacesse, per iniziare a chiedermi cosa non mi piacesse, l’orizzonte davanti a me è diventato sempre più nitido. Durante un Erasmus a Bruxelles, e tanti viaggi in giro per l’Europa, ebbi l’ennesima conferma che non sarei voluto entrare in azienda ma avrei voluto ricercare un lavoro creativo e che mi avrebbe permesso di alternare la scrivania alla strada. Mi iscrissi così alla primissima edizione della triennale di IED in eventi, trasferendomi a Milano.

Dopo qualche stage in agenzie minori scoprì Piano B, dove sono rimasto per 10 anni. Ho chiuso il cerchio diventando poi il coordinatore didattico della stessa triennale in eventi dello IED a cui mi ero iscritto anni prima, dove ho insegnato un approccio agli eventi e al marketing non convenzionale come alternativa ai media tradizionali, il tutto improntato alla tecnologia e alla cross-medialità.
In Talent Garden, dove sono approdato successivamente, ho trovato la realtà adatta per valorizzare le mie esperienze all’interno di un ambiente fortemente orientato allo sviluppo di imprenditorialità.
Talent Garden ha tre divisioni: co-working, formazione ed eventi. C’erano quindi tutti e tre gli ingredienti per sperimentare a cavallo tra sviluppo di business – mi sono sempre occupato di sales & marketing – e sviluppo di prodotti e servizi in ottica B2B, attraverso logiche e linguaggi tipici del B2C.
Ultimo tassello: l’Escape Room The Impossible Society, brand lanciato nel 2015 quando in Italia il format non era ancora un fenomeno discusso come adesso. Un’idea nata insieme a un amico: Davide Baldi, CEO di DUDE – agenzia indipendente di advertising . DUDE è diventata così socia del progetto e ci ha curato idea creativa e posizionamento, creando uno storytelling innovativo nel quale il partecipante diventa protagonista di un’esperienza di fiction seriale ambientata nella realtà. Le nostre Escape Room rappresentano infatti tre episodi di un’unica storia la cui sceneggiatura unisce spionaggio e noir, ispirandosi alle grandi serie tv americane.

Hai visto, conosciuto, strutturato oltre migliaia di riunioni con clienti. Come hai capito di cosa hanno bisogno nell’ambito dell’interazione con il mondo degli eventi e non solo, dato che l’hai vissuta da diversi punti di vista?

Sta tutto nel dare valore: quanto più questo è unico, non sostituibile, non imitabile e in una formula “full service”, tanto più è in grado di fornire soluzioni efficaci al maggior numero di clienti, all’interno di un modello di business sostenibile. Nel mondo della Live Communication sono due i grandi temi che la fanno da padrone: il primo è che ci sarà sempre bisogno di eventi, il secondo è legato alla creatività che si è sempre più commoditizzata negli ultimi anni, diventando un bene facilmente disponibile sul mercato. La
grande sfida di oggi nel mercato degli eventi è quindi quella di trovare unicità e posizionamento, oltre a garantire un’esecuzione impeccabile.

Come pensi sia possibile rendere il proprio business sostenibile creando valore per il maggior numero di stakeholder possibile?

Importante la ricerca del format, che può rappresentare un portafoglio di asset proteggibili o licenziabili. Trovo interessante anche il brokeraggio di licenze, pensato per creare plus-valenza in ottica finanziaria. Licenziare un format rappresenta di fatto una forma di capitalizzazione. E poi il digitale: più gli eventi sono pensati e progettati come delle piattaforme di comunicazione che vivono cross-medialmente su più canali, più possono vivere di vita propria. Più l’esperienza dell’evento è saliente al di fuori dell’evento stesso, più lo stesso è potenzialmente scalabile in un’ottica di costo marginale per contatto che tende potenzialmente a zero. La ricetta si può riassumere così: format pensati come piattaforme di comunicazione insieme a nuove tecnologie abilitanti per l’omni-canalità dell’esperienza.

Per passione lavori spesso su eventi di formazione e d’ispirazione. La formazione sta diventando una leva di marketing al di là del mondo HR. Cosa ne pensi? Hai visto qualcosa a livello internazionale da cui trarre ispirazione?

Uno dei motivi per cui mi sono avvicinato a Talent Garden risiede nella voglia di innovare il mercato degli eventi tech. Dal mio punto di vista le tech conference e in generale gli eventi che parlano di innovazione,
digitale e startup ecosystem soffrono di un grandissimo problema di linguaggio. Questi eventi hanno sempre lo stesso set up: relatori che parlano, pubblico che ascolta, slide, caffè e aperitivo di networking.
Quello che mancava, e manca ancora, è un approccio contemporaneo mutuato dal mondo del media entertainment. Manca quello che le agenzie di eventi più brillanti sanno fare ovvero utilizzare le logiche del B2C in un mondo B2B.

Un esempio che porto sempre è la The Next Web Conference, recentemente acquisita – con gran stupore da parte di tanti – dal Financial Times. Si tratta di una conferenza di settore dedicata alla Industry Tech Digital, organizzata e pensata con logiche e linguaggi tipici di un festival di musica elettronica. È un’iniziativa che ha la capacità non solo di attrarre tutto il mercato con temi di approfondimento autorevoli e ospiti internazionali, ma anche di tradurre e di rendere accessibili e ingaggianti argomenti tecnici e complessi.

Ultima domanda: cosa significa per te essere Beyond the line?

Corto-circuitare il sistema con l’obiettivo di rigenerarlo è la grande sfida. La grande difficoltà sta nella capacità di portare valore al committente, senza accomodarlo e diventarne delegato.
Dobbiamo sempre ricordarci che i clienti non acquistano i nostri prodotti e servizi, acquistano semplicemente una versione migliore di loro stessi.

Marco Zambaldo
#zamba #creativestrategist

Bianca Cutillo
#cuti #juniorcommunicationspecialist