LUCA SICARDI, TRA PRODUZIONE E CREATIVITÀ
L’IMPORTANZA DELL’ESSERE RESILIENTI, CERCANDO DI PREVEDERE L’IMPREVEDIBILE, PER PRODURRE FORMAT ED EVENTI STRAORDINARI

Chi lavora in Produzione è il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene, deve essere in grado di scegliere le persone giuste e sapere quali contatti attivare per la perfetta riuscita di un progetto. Chi lavora in Produzione ha sempre visione di tutto quello che accade, che potrà, che dovrà o che assolutamente non dovrà accadere. Ma chi lavora in Produzione, esattamente, cosa fa?
Abbiamo fatto due chiacchiere con Luca Sicardi per farcelo spiegare, per scoprire cosa si cela dietro l’essere un Producer di eventi e di progetti di intrattenimento e comunicazione come lui.

 

Una delle cose che ci piace molto sapere è il processo che ti ha portato dove sei, quindi partiamo da questo. Quando è nata la scintilla?

Ho sempre avuto un senso dello spettacolo piuttosto sviluppato, sin dalle elementari a scuola ideavo e organizzavo recite nell’intervallo per i miei compagni. La passione per la messa in scena di spettacoli è cresciuta e si è sviluppata in oratorio e, quando non giocavo a pallone, scrivevo sceneggiature e organizzavo spettacoli amatoriali, coinvolgendo amici e distribuendo loro ruoli e mansioni – sia in scena come attori che fuori scena con mansioni di supporto allo spettacolo. Ero sceneggiatore, regista e organizzatore. Insomma senza accorgermi iniziavo a fare i primi passi da Producer.

Intorno ai 20 anni sono entrato nel mondo del lavoro proprio nell’ambito che più mi interessava: quello dello spettacolo e, nello specifico, in televisione.

Ho cominciato a lavorare come Runner tuttofare a TMC, Italia 1, TMC2 e ho partecipato al lancio di canali TV tra cui Disney Channel Italia. Ho fatto la così detta gavetta imparando direttamente sul campo quelle che costituiscono la base delle mie conoscenze nel mondo della Produzione di contenuti di intrattenimento. Mi sono appassionato a quanto accade nelle fasi di preparazione e, come nel backstage di uno show, a mano a mano sono cresciuto ricoprendo i ruoli di Assistente di Produzione, poi Coordinatore, Delegato e Direttore di Produzione.

 

Come è stato il passaggio dall’entertainment televisivo al settore degli eventi?

Da Direttore di Produzione prima e come Produttore Esecutivo poi ho prodotto per canali come MTV, La7, Deejay TV, Discovery Channel oltre 100 programmi televisivi di ogni genere e complessità tra classifiche, talk show, live, documentari, fiction.
La collaborazione con MTV è durata circa sette anni e lì, come poi altrove, sono stato in più occasioni l’uomo degli start up seguendo la produzione di tanti programmi – tra cui diversi considerati cult – come MTV Mad, Select, TRL, Loveline, Very Victoria. Molti programmi che ho realizzato avevano la tipica struttura degli eventi di comunicazione, come la prima diretta di TRL fuori dagli studi TV presso il Futurshow di Bologna o di Select da Gardaland, o ancora TRL da Piazza del Duomo a Milano. Mi è capitato quindi di essere coinvolto nell’organizzazione di piccoli eventi sul territorio che avevano una componente tecnica vicina al mondo broadcast e così ho cominciato ad avvicinarmi, tra un programma TV e l’altro, al mondo dell’organizzazione di eventi.

Tra il 2012 e il 2013 – e sicuramente con i progetti sviluppati nel periodo di Expo2015 – il passaggio si è sempre più consolidato, essendo attratto dalla possibilità di mettere a disposizione tutte le mie competenze maturate negli anni della Produzione televisiva applicandole agli eventi e alla comunicazione multipiattaforma. Ero stimolato dalle sfide che di volta in volta mi venivano proposte per la realizzazione di eventi sempre diversi e complessi. Mi affascinano ancora molto quei progetti che possono essere vissuti sia “on the ground” che attraverso tutte le possibili piattaforme di comunicazione disponibili, dai nuovi media a quelli più classici come TV e radio, e magari facendo un giro al contrario dal territorio.

 

Anche adesso sono presenti dei format – come X Factor – dove non capisci quale sia la linea di confine tra eventi, show o format TV . Forse quello è il terreno di incontro tra media e eventistica. Ormai è quasi più all’avanguardia il format TV che vede delle opportunità nell’evento piuttosto che il contrario.

Programmi come X Factor sono l’esempio calzante di terreni comuni tra i due mondi. Forse negli anni in cui la TV era il mezzo predominante di comunicazione di massa si sarebbe potuto pensare a un format televisivo. Ora però, viste le diverse possibilità di comunicazione e lo sviluppo del mondo eventi degli ultimi anni, lo si può interpretare come evento di intrattenimento “on the ground”, con un pubblico che assiste alle esibizioni dal vivo e a cui viene applicata la tecnologia broadcast funzionale alla distribuzione anche sulla piattaforma televisiva e web… no?

Questo mix dei mondi di intrattenimento ed eventi lo vediamo anche nel continuo scambio che si è sviluppato ultimamente, in cui non è raro vedere che professionisti del mondo televisivo o musicale, che una volta operavano solo in questi ambiti, vengano coinvolti nella realizzazione di eventi di intrattenimento e comunicazione. E viceversa.
La migrazione da TV e musica live credo sia dovuta principalmente alla ridotta produttività di programmi originali che si sta registrando in TV – perché a vincere sono le acquisizioni di programmi preconfezionati – e nella musica live. Tutto ciò a fronte fortunatamente di un crescente sviluppo di progetti di eventi di comunicazione e intrattenimento sul territorio, i cui contenuti e le tecniche che li caratterizzano richiedono proprio il coinvolgimento di professionalità del mondo broadcast e musica.

 

Quali sono secondo te le skill e l’attitudine che deve avere un producer? A livello formativo, esiste una scuola che formi il producer di domani?

La Produzione dal mio punto di vista è prevalentemente attitudine, un po’ ce la devi avere. Ci sono persone talvolta che incontro e che, con qualche domanda, capisco al volo se hanno l’attitudine di cui parlo. Possono non avere esperienza ma quella, se c’è l’attitudine, la si fa operando sul campo. A volte preferisco coinvolgere nei progetti che seguo figure con poca esperienza ma molta attitudine, piuttosto che il contrario.

Sul campo poi maturi l’expertise utile per pianificare, prevedere e anticipare tutte quelle problematiche che possono sopraggiungere nella realizzazione di un progetto, di un contenuto. Impari dalle esperienze vissute in prima persona e, in seguito, agisci per anticiparle nel progetto successivo che seguirai.
Ci saranno problematiche che non puoi prevedere, perché non puoi prevedere proprio tutto!
In quei casi devi essere pronto ad affrontarle come un bravo Direttore di Produzione deve saper fare.
Diciamo che più riesci a prevedere lavorando bene in Pre-Produzione più riduci le percentuali di rischio che emergano tante problematiche, più è alta la percentuale della buona riuscita del prodotto che stai realizzando.
Essere Producer significa anche fare quello step in più sul versante dei contenuti di ciò che produci, ovvero significa comprendere, condividere e in parte fare proprio il contenuto o brief ricevuto per poi attivare le risorse e fare le azioni necessarie per realizzare un prodotto che sia il più vicino possibile all’idea originaria degli autori, registi, reparti creativi. Per riuscire a realizzare al meglio un’idea occorre che chi opera in Produzione comprenda un po’ tutte le necessità e problematiche dei vari reparti e ne sia il collante che li mette in comunicazione e li coordina/guida.

È difficile riuscire a giudicare il lavoro di chi si occupa di Produzione, essendo fatta di mille aspetti diversi tra cui tempismo, visione, previsione, strategia.

 

La scelta della location è sempre un punto difficile nell’organizzazione di eventi. L’Italia offre soluzioni strutturate o è difficile trovarne di nuove?

In linea generale, sia che si tratti di esterni che si tratti di interni, ci sono le classiche location riconosciute da tutti, già utilizzate, e quando ne proponi una è più facile relazionarsi con il cliente. Ovviamente è più sfidante proporre spazi nuovi e per farlo occorre cercare, avere antenne sempre alzate per captare info su eventuali spazi adatti per gli eventi che sviluppi. E magari anche ricordarsi di avere delle location a disposizione salvate in una cartella del tuo computer mesi fa, che devi recuperare per poter proporre il contenuto come opzione da scegliere in risposta al brief che hai appena ricevuto!

Quando si tratta di utilizzare spazi pubblici, l’approccio migliore con il territorio è ovviamente quello di coinvolgere la cittadinanza costruendo il progetto di comunicazione di un brand insieme alle amministrazioni pubbliche, così che sia per tutti un’operazione di vantaggio. Lo trovo personalmente molto stimolante per le dinamiche strategiche che devi adottare per districarti tra le burocrazie territoriali dei vari enti.

 

Parliamo di sicurezza. Qual è la tua percezione?

Le normative in tema di sicurezza degli eventi possono apparire troppo rigide e talvolta effettivamente rendono difficile la messa in opera di un evento pubblico. Ci sono disposizioni che vengono date dalle questure/prefetture seguendo le normative di riferimento, la cui attuazione può impattare non poco sui budget degli eventi. Queste dipendono, però, anche dalla portata dell’evento che stai realizzando.
In generale il tema sicurezza ha per me priorità altissima quanto quella di difendere l’originalità di un’idea e questo cerco di farlo capire sia ai vertici dei brand per cui realizzo un evento che ai vertici delle agenzie con cui collaboro per realizzare l’evento stesso. Ogni evento è uno show, uno spettacolo che deve essere fruito nella massima sicurezza da chi opera per realizzarlo, così come da chi è chiamato a partecipare e assistere.

 

Ci hai anticipato che hai molto a cuore il backstage degli eventi. Chi vive davvero il retroscena secondo te?

Gli operativi prima di tutto, il mondo del backstage mi appassiona e mi piacerebbe poter valorizzare con un progetto dedicato tutte quelle figure fondamentali che ci lavorano. È bello vedere la creatività di chi si muove dietro le quinte, sono talmente tante le cose che il pubblico non percepisce.

 

Qual è stata la più grande sfida a livello produttivo?

I progetti più impegnativi sono quelli che vorresti far partire o quelli che non riescono neppure ad iniziare, ma che sono lì pronti per essere realizzati prima o poi. La cosa difficile, per assurdo, è mettere in opera idee personali perché si finisce sempre per dare priorità ad altre cose togliendosi del tempo prezioso.

 

Dato che l’hai appena nominato, ci raccontaci il tuo rapporto con il tempo?

È una delle task più importanti per un Producer quella di organizzare il tempo a disposizione. La cosa fondamentale è determinare qual è l’ordine prioritario delle cose che devi fare. Anche se tutte spesso hanno un’alta priorità, c’è bisogno di decidere quelle che effettivamente ce l’hanno, che quando le metti in opera hanno conseguenze sull’operatività del progetto stesso e devi assolutamente considerarle. L’aspetto più sfidante della Produzione è proprio la pianificazione, che a sua volta richiede tempo.
Calendario, tempistiche, risorse – persone e materiali -, economie: questo è il lavoro vero ossia la Pre-Produzione. Poi c’è la realizzazione del tutto. Se lavori nel dettaglio per la Pre-Produzione risulta di conseguenza più semplice il lavoro di realizzazione.

 

C’è bisogno di approccio zen, se vogliamo definirlo così, quando continuando a succedere cose che vanno risolte. Mantieni la calma in ogni circostanza?

Un Direttore di Produzione, così come un Produttore Esecutivo, se non riesce a tenere saldo il controllo di sé cosa trasferisce poi al suo team? Il nostro compito è cercare di tenere tutto in equilibrio, siamo le persone che devono possibilmente prevedere e risolvere le problematiche quindi un po’ ce le aspettiamo anche. Bisogna essere nell’ottica giusta per trovare una soluzione, senza concertarsi sul problema se non per analizzarlo e trovare la risposta giusta per risolverlo.

 

Cosa significa per te essere “beyond the line”, avere un limite e cercare di andare oltre ogni giorno?

Per me è l’attitudine, l’approccio produttivo te lo porti dietro nella vita, in tutte le cose che fai. Andare a cercare i limiti facendo un passo dopo l’altro. Vedere molto lontano secondo me è un pregio, una capacità che bisogna sviluppare, prevedendo i limiti futuri e non crollando mai, facendo in modo di non far crollare neppure gli altri. Avere una visione di insieme, con un occhio ad ogni aspetto del progetto, essendone direttamente responsabile o meno ma sempre coinvolto è la chiave.
La massima soddisfazione la vivi quando arrivi all’evento e ti rendi conto che tutto quanto avevi programmato è accaduto secondo i tuoi piani. Che talune problematiche che magari ti aspettavi, come anche quelle impreviste, sono state affrontate con preparazione, risolte e che tutto è andato per il meglio.

Marco Zambaldo
 #zamba #creativestrategist

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Bianca Cutillo
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