DANIELE E MICHELE DI COMEHOME
GLI EVENTI IN CASA SONO LA NUOVA FRONTIERA DELLE RELAZIONI SOCIALI

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Vivere esperienze nuove e conoscere persone con cui condividerle. Sembra semplice eppure, quando la vita diventa frenetica, non sempre si riesce a trovare tempo e voglia per socializzare con qualcuno al di fuori della solita cerchia di amici o colleghi.

Per questo Daniele e Michele hanno fondato Comehome, la piattaforma social che permette di organizzare e partecipare a vari format, tutti legati da un unico filo conduttore: la casa come location.

Incuriositi, ci siamo chiesti cosa spinge una persona a presentarsi a casa di uno sconosciuto con altri sconosciuti. Ce lo siamo fatti raccontare da loro sul nostro divano.

Ci raccontate come e insieme a chi è nato Comehome?

M: Comehome è nato da un bisogno e da uno stile di vita che abbiamo sviluppato negli anni, soprattutto quelli universitari. Io e Daniele ci siamo conosciuti in Argentina nel 2010, eravamo entrambi in scambio universitario e lì la cultura della Previa, la festa in casa, è usanza nazional popolare e ci ha sicuramente segnato un po’ nel modo di vivere la socialità. Ci siamo risentiti dopo qualche anno e abbiamo creato un gruppo per l’organizzazione di eventi in casa. Da lì l’idea di evolverlo in un vero e proprio social network che unisse le persone piuttosto che tenerle attaccate allo schermo di un cellulare. Attraverso le nostre esperienze personali avevamo constatato che la casa era un catalizzatore sociale.

Qual è stato l’iter che ha portato dall’idea alla realizzazione?

M: Il primo punto è stato capire che avevamo bisogno di qualcuno capace di creare la piattaforma, tecnologicamente parlando. Daniele aveva un caro amico, Federico uno dei nostri soci, che a sua volta ha coinvolto Andrea, ingegnere informatico come lui.

D: Il nostro lavoro si basa sulla fiducia. Facciamo incontrare persone che non si conoscono in casa di uno sconosciuto e le facciamo pagare in anticipo a scatola chiusa. Immaginate la diffidenza che si può creare! Abbiamo iniziato quindi, senza piattaforma, a pubblicare eventi gratuiti a cui, però, su 30/40 persone iscritte si presentavano in 10. Abbiamo iniziato a capire che parlando con le persone, spiegandogli quello che facevamo, accogliendoli ed essendo un punto fermo per loro all’evento, queste acquisivano fiducia diventando disposte così anche a pagare. Dal momento in cui hanno iniziato a pagare anche solo 2 euro, la percentuale di partecipanti è salita al 90 per cento ed è stata una piccola svolta.

In che modo raccogliete il parere degli utenti?

M: Inizialmente il contatto era diretto. Daniele contattava i partecipanti in digitale e poi presidiavamo a tutti gli eventi così da raccogliere il feedback reale.

D: Da questo è nata anche una linea del nostro business, ovvero la ricerca di mercato.

M: Quando poi si è creata una massa critica, il passaggio importante è stato creare una vera e propria community, far si che non ci fosse solo interazione tra noi di Comehome e gli utenti ma che fossero gli utenti stessi a parlare tra loro. È stata la forza che ci ha permesso di crescere a un ritmo più sostenuto e automatizzare il tutto.

Qual è il target di Comehome?

M: Come target centrale, la fascia di età 25-35, che possiamo definire “young professional”. Sono quelli che percepiscono di più il bisogno di conoscere persone e fare nuove esperienze, si sono trasferiti in una nuova città e hanno meno tempo da dedicare alle relazioni sociali. Perché si tratta proprio di esperienze, che spaziano dalla musica live all’aperitivo in lingua, alla serata di gaming.
Abbiamo anche una buona richiesta di over 35 per cui stiamo creando una linea di eventi dedicati. Sono più o meno il 20% della community ma l’obiettivo è aumentare la percentuale. Diventa interessante, anche per le collaborazioni con i brand, lavorare per diverse fasce di età.

Comehome è nato a Milano, una grande città frenetica dove ci si può sentire soli. La forza di Comehome sta nel rispondere al desiderio di tanta gente nel conoscerne altrettanta.

M: Si, è un desidero che hai naturalmente, soprattutto se sei fuori dalla tua area di comfort e hai voglia di spingerti oltre. Nel momento in cui hai il coraggio di farlo come i nostri adopter e con una community che ti da fiducia, inizi a vivere delle esperienze.

D: Milano è stata la miglior città in Italia con cui iniziare, perché è ben collegata, aperta, non troppo grande e dove le persone rispondono bene ai nuovi input. Adesso che stiamo incominciando a Roma, tutto è molto più semplice.

Se sono gli host a proporvi un format, come e quali filtri applicate?

M: Per noi è fondamentale garantire la qualità dell’esperienza, quindi preferiamo avere meno format in piattaforma però sapere che tutte le esperienze offerte sono di buon livello. Non serve ricercare per forza una cosa complessa perché alla fine i format più richiesti sono anche quelli più semplici. Il valore più grande è che da questo si creano delle conoscenze durature. Amicizie, amori, una coppia si è addirittura sposata! L’impatto che questa community ha nella vita delle persone è davvero forte.

D: Si basa tutto sul bisogno umano di conoscere e condividere. Uscire e interagire con qualcosa di nuovo ti fa tornare a casa “sazio”. Abbiamo aiutato tantissime persone ad ambientarsi in una città che va velocissima.

Avete mai riscontrato problemi all’interno dei vari eventi?

M:Problematiche negli eventi non ce ne sono mai state, solitamente chi partecipa a questi eventi lo fa perché vuole apparire al meglio e non per creare disagi. All’inizio c’erano degli host che non rispettavano gli standard di ospitalità che noi volevamo mantenere ma abbiamo risolto questo aspetto inserendo un sistema di rating e di feedback che sempre di più ci ha permesso di far capire all’host in cosa poter migliorare.

D: Noi controlliamo tutti gli eventi, poi c’è la community che si autoalimenta e si autoregola, se qualcuno sgarra lo vieni a sapere. Si è formata una community molto forte, come un piccolo paese. Un tassello importante è il passaparola. Chi partecipa all’evento è portato a parlare molto dell’esperienza che ha vissuto, sia con altre persone all’interno che all’esterno di Comehome.

Stare a casa is the new uscire, homify, c’è tutto un mondo legato a questi concetti: ma secondo voi le persone hanno davvero più voglia di stare a casa?

M: Potremmo dire che la gente tende ad essere sempre più pigra nell’organizzazione in generale, quindi avere on demand un evento diventa quasi un “sollievo al problema”.

D: La pigrizia nasce dal fatto che si fanno sempre le stesse cose. La cosa più bella di Comehome è che finisci sempre per trovare qualcuno con cui parlare. Comehome è tanti piccoli posti così in tutta la città dove si troverà sicuramente una persona con cui scambiare due chiacchiere.
Una specie di selezione naturale, quando si varca la soglia della casa tutte le persone si presentano e nessuno ti girerà mai le spalle perché tutti sono lì per lo stesso motivo.

Parliamo dell’interesse del brand: il mondo dei party kit è stato già sperimentato ma non si è mai creato un sistema per usufruirne. La vostra è stata una risposta strutturata a tutto questo. Con la vostra esperienza cosa avete scoperto? Quali sono possibili amplificazioni del vostro business per andare al di là del singolo utente?

D: Tantissimi brand vogliono comunicare la socialità, la condivisione anche e soprattutto all’interno della casa che è il luogo di consumo per eccellenza. Partendo da questo, abbiamo pensato a come poter mantenere sostenibile la nostra azienda e la prima cosa è stata quella di fare delle campagne con i brand. Noi riusciamo a portare velocemente le persone dall’online all’offline e pochissime piattaforme hanno questo potere. Quello che facciamo noi è profilare le persone, in base ad un brief dato dal brand con il target a cui è interessato, e riusciamo a farle partecipare ad un evento in cui poi il prodotto è al centro. La creatività degli host così è utilizzata per creare il format più in linea con la comunicazione digitale del brand. Restando autentici.

M: Abbiamo visto questa linea di business come sviluppo naturale. I prodotti erano già presenti, si è trattato solo di introdurli come un meccanismo di premio per l’host, che ha la possibilità di avere una sorta di evento sponsorizzato. Da una parte ci permette di garantire al brand la qualità dell’esperienza e dall’altra per l’host è premiante, quindi diventa fiero e il primo Ambassador del prodotto stesso.

D: C’è anche la possibilità di avere un evento esclusivo con la creazione di contenuti fatti da Comehome insieme a persone normali, che il brand può diffondere e utilizzare sui suoi social.
Così come per le ricerche di mercato dove, con un osservazione partecipata, si può ottenere un gran numero di feedback su un prodotto osservando l’interazione delle persone in una situazione tranquilla e naturale.

Parliamo di competitors: ne avete, chi sono?

M: In Italia ci associano molto a Gnammo, anche se siamo molto distanti perché loro si concentrano sull’esperienza di social eating, un modo diverso di concepire la piattaforma. Abbiamo un competitor negli Stati Uniti, dove il brand propone un party kit che mette a disposizione e la piattaforma in questione fa da tramite con quelli a cui piacerebbe ricevere il gift. Il nostro vantaggio competitivo è quello di sapere che su Comehome è possibile trovare sempre qualcosa di diverso, un host nuovo ad aprire la porta e persone nuove disposte a partecipare.

Progetti per il futuro?

M: Come start up dobbiamo pensare a correre veloce, non vogliamo fare un percorso dove andiamo ad appesantire la struttura. Ci teniamo a fare sempre bene la nostra specialità ovvero il portare le persone dall’online all’offline con gli eventi in casa, rendendo il format più replicabile possibile nelle principali città.

D: Puntiamo alle principali città italiane, siamo ambiziosi e bisogna esserlo. Velocizzare il processo in Italia per poi puntare meglio all’estero. E poi cercare sempre nuovi investitori che, al di la della componente economica, aggiungano un valore sullo sviluppo di business.

Cosa significa per voi essere Beyond the line? Quale è stato per voi un limite e cosa avete fatto per superarlo?

M: Innanzitutto gestire i conflitti e risolverli all’interno del team, dove spesso si alternano momenti di forte motivazione a picchi di stress. Questa è stata sicuramente la sfida e il limite più importante che abbiamo superato. Ci siamo concentrati molto sulla validazione del mercato, prima ancora di cercare dei finanziatori, per presentare un prodotto che funzionasse. Così abbiamo tracciato una linea per poterla superare.

D: Abbiamo lasciato tutto quello che facevamo prima per immergerci in qualcosa di completamente sconosciuto, inventandoci un mercato che magari non esisteva, ci abbiamo messo fiducia. Quando ti immergi nel mondo delle start up inizi a imparare tante cose e cambi mentalità, affrontando i problemi in maniera differente.

Marco Zambaldo
 #zamba #creativestrategist