LUCA BIGLIARDI, LUCA GOBBO E DANIELA DAFARRA
PRINCIPIOATTIVO ARCHITECTURE GROUP & ORAMA FACTORY: L’ARCHITETTURA TRA SPERIMENTAZIONE, PROATTIVITÀ E CONCERTAZIONE.

Riqualificazione, creazione di valore e progettazione di spazi; il grande potere dell’architettura. Da micro a macro, dalle ville futuristiche alla valorizzazione di spazi abbandonati, dalla creazione di luoghi da vivere allo sviluppo di veri e propri progetti sociali. L’architettura è sperimentazione ma anche soluzione a necessità consolidate e sempre di più creazione di “momenti ed emozioni”.

A parlare con noi sul divano questo mese sono venuti i nostri amici di PRINCIPIOATTIVO Architecture Group ed Orama Factory: Luca Bigliardi (founding partner), Luca Gobbo (founding partner) e Daniela Dafarra (Chief Executive Dreamer)

Professionisti brillanti, nel 2007 aprono PRINCIPIOATTIVO, studio di architettura che offre soluzioni residenziali, commerciali e creative, diventato nel 2014 PRINCIPIOATTIVO Architecture Group; più recentemente fondano ORAMA FACTORY dove la sperimentazione è al primo posto: tagli laser, scanner e stampa 3d sono solo alcune delle tecnologie e delle tecniche utilizzate per sviluppare progetti innovativi.

Oltre ad aver progettato il nostro bellissimo ufficio, PRINCIPIOATTIVO lavora su tantissimi progetti interessantissimi che vanno oltre la sola architettura ed il loro punto di vista è fonte d’ispirazione e di riflessione..

Buona lettura!

Nel mondo degli eventi si lavora molto con la creazione di spazi temporanei. Che differenza c’è tra il progettare uno spazio abitativo stabile ed uno spazio effimero come quello di un evento?

LUCA BIGLIARDI: cambia il tipo di sensazione che deve essere generata. In uno spazio effimero come quello di un evento il luogo deve subito generare delle emozioni forti e diverse tra loro: scoprire uno spazio, stupirsi, emozionarsi il tutto in 30 minuti o in 2 ore (in base la durata dell’evento).

In un’abitazione invece non c’è questa necessità, anzi: è uno spazio privato e non dev’essere qualcosa di troppo sensazionale, ma un luogo capace di sintonizzarmi e armonizzarmi, che mi faccia sentire a “Casa”. Quello che cambia è il tempo, due ore VS “per sempre”.

LUCA GOBBO: in uno spazio effimero puoi essere più “frivolo”, più “modaiolo”, dal punto di vista creativo ovviamente. Quello che cambia è il dettaglio, sia costruttivo che di costo. In casa preferisci avere materiali più consistenti, meno appariscenti ma che durano di più. La caratteristica che invece contraddistingue uno spazio per eventi è che le persone vogliono “vivere non solo lo spazio ma anche un’esperienza”. Oggi più che mai infatti il pubblico vuole vivere lo spazio oltre che durante l’evento anche prima e dopo, è per questo che è fondamentale creare la giusta atmosfera.

DANIELA: in generale ci piace molto lavorare e “giocare” dinamicamente tra micro e macro. Il “trucco” è nell’avere l’idea-sorgente, se questa è particolare, la sua declinazione nel micro e nel macro è una diretta meravigliosa conseguenza.

Oggi tutto è “green”. Dove finisce la moda e dove inizia l’etica?

LUCA BIGLIARDI: si, anche i vostri tubi del riscaldamento sono green ahah

LUCA GOBBO: mi dispiace ammetterlo ma il green è palesemente una moda. Si parla di green, ecosostenibilità, ma spesso c’è poca sostanza e molta comunicazione. È sicuramente la moda del momento e più che contenuti veri, si cercano “notizie da raccontare”.

LUCA BIGLIARDI: esatto, in realtà ci sono norme europee che obbligano a fare le cose in un determinato modo “ecosostenibile” ma questo non viene detto, mentre il “green” come pura scelta comunicativa funziona tantissimo. Il “green” come colore, come vasi di piante, come notizia, come “foto da condividere” è perfetto ma in realtà è prettamente comunicazione e nient’altro.

In Orama Factory succede che

Uniti dalla sperimentazione, i membri del nostro team mantengono forti le loro peculiarità individuali portando nel nostro laboratorio le loro passioni per la musica, l’arte, la cultura ma anche per gli sport estremi creando quell’alchimia culturale da cui nascono i nostri lavori e la nostra missione.

Cosa significa “sperimentare” e dove c’è spazio oggi per sperimentare?

LUCA GOBBO: il bello della sperimentazione è che c’è spazio ovunque! Ma sperimentare, ricercare nuove soluzioni e differenziarsi richiede attenzione, passione e cura, ed implica la risoluzione di molti più problemi (inaspettati). Quando però si raggiunge l’obiettivo, allora capisci che ne vale assolutamente la pena!

DANIELA DAFARRA: alla base c’è la curiosità, ma non solo perchè, ovviamente sperimentare implica una fase di ricerca, di analisi e di studio non indifferente. Sperimentare è avere una visione con una salda base di partenza, ci vuole preparazione  e dedizione.

LUCA BIGLIARDI: chi sperimenta vuole essere “attivo” ed è la filosofia che ci contraddistingue. Orama Factory è sperimentazione pura, ricerca e rappresentazione creativa. Noi siamo dell’idea che aspettare non ha senso ma essere proattivi e proporre per primi, questo è il segreto. Ci piace inventare nuovi progetti…ogni occasione è buona per rimettere tutto in gioco!

Quanto sono importanti nuovi strumenti nella sperimentazione?  Voi utilizzate taglio laser, stampanti e scanner 3d…cosa ne pensate? Come influiscono sul vostro lavoro?

LUCA BIGLIARDI: sono sicuramente una grande opportunità, soprattutto per noi architetti. Si ampliano le possibilità, i modi di presentare un progetto e diventa più semplice trovarsi d’accordo con i clienti ed i partners.

LUCA GOBBO: esatto, siamo in un momento storico in cui le cose cambiano velocemente e seguire l’evoluzione degli strumenti e della tecnologia è una grande opportunità.

DANIELA DAFARRA: la tecnologia cambia la vita, ma rimane imprescindibile l’avere un’idea alla base che guida il processo. Le tecnologie come strumenti permettono di esprimersi in nuovi linguaggi ma ci vuole contenuto ed una buona capacità di valutazione per comprendere potenzialità reali e concrete.

Parlando di sperimentazione, non possiamo non pensare a Milano e le sue “WEEK” di YES MILANO. Cosa ne pensate? Cosa sta cambiando a Milano e quali sono i nuovi spazi?

LUCA GOBBO: Milano è sicuramente la città degli eventi e gli eventi nati qui hanno sempre successo. Milano è un luogo di sperimentazione ed è giusto continuare ad innovarsi, che poi funzionino le nuove “week” non c’è certezza. Vedremo…

LUCA BIGLIARDI: le esperienze fatte negli anni precedenti hanno funzionato bene, ma avevano una forte caratterizzazione. L’impressione che ho è che ora si cerca di “fare tutto”. Nascono quindi progetti molto ambiziosi ed allo stesso tempo molto rischiosi, carichi di contenuti, sicuramente interessantissimi ma che probabilmente non hanno ancora la forza di vivere insieme.

DANIELA DAFARRA: il punto è che la differenza la fano gli attori coinvolti. In queste “week” spesso non vengono coinvolte realtà emergenti che hanno voglia di esprimersi bensi realtà consolidate. Un sinergico e autentico Mix sarebbe la soluzione più auspicabile.

Da italiani cosa significa essere “internazionali”?

DANIELA DAFARRA: io sono cresciuta professionalmente all’estero, è per questo mi sento a mio “agio” quando respiro culture ed esperienze differenti. E’ importante a mio avviso sviluppare e disegnare una identità chiara e definita sempre ma anche sapersi “contaminare”. In PRINCIPIOATTIVO ho ritrovato questa sorta di “internazionalità intrinseca”…

LUCA GOBBO: parlare di internazionalizzazione ormai non ha più senso, un minuto prima parli con il tuo collega milanese ed un minuto dopo sei su skype con il tuo collega cinese. Il confine è invisibile.

LUCA BIGLIARDI: è vero! Inoltre essere “italiano” è un grande biglietto da visita, lo stile, il design, l’architetto italiano è molto ricercato ed il nostro lavoro molto valorizzato. All’estero spesso viene riconosciuta la propria professionalità in modo profondo, cosa che in Italia purtroppo a volte non succede. Quindi sicuramente internazionali ma mantenendo il nostro stile.

Progetti futuri?

LUCA BIGLIARDI: stiamo lavorando ad un progetto per l’ospedale di Pavia, che ho molto a cuore. Tutto è nato da una visita che facemmo all’ospedale, notammo che l’area del dayhospital oncoematologico infantile  era a piano terra davanti all’ingresso, non il posto più salutare insomma. Abbiamo quindi deciso, spontaneamente ed in collaborazione con l’ONLUS Soleterre, di presentare un progetto per migliorare la situazione. Ebbene abbiamo scoperto che da tempo l’ospedale cercava finanziamenti, ma in mancanza di un progetto non riusciva ad ottenerli. Ad oggi abbiamo  iniziato questa collaborazione e siamo contenti di poter apportare cambiamenti positivi alla struttura e migliorare il benessere dei suoi pazienti.

LUCA GOBBO: un altro progetto molto interessante che stiamo seguendo è la riqualificazione di una ex area tabacchi e manifatture. Andando a sconvolgere il progetto di piano dell’area e le funzionalità definite in un progetto ormai datato (almeno decennale), abbiamo presentato una nuova visione di utilizzo e di trasformazione degli spazi, offrendo nuove possibilità alla proprietà e rigenerando l’attenzione sull’area. Un progetto lungimirante nato da un’approfondita conoscenza del territorio e dei bisogni degli abitanti attuali e futuri.

DANIELA DAFARRA: ce ne sarebbero ancora tanti di progetti da raccontare! In generale ci piace lavorare sulla realtà: che sia un’area da riqualificare, una nuova struttura multinazionale o un’idea da strutturare e realizzare.

Cosa significa per voi essere “beyond the line”?

LUCA GOBBO: significa essere “PRINCIPIOATTIVO”, non aspettare il cliente ma andarlo a cercare, non aspettare l’occasione ma crearla, proporre, sperimentare, creare ed innovare.

DANIELA DAFARRA: non perdere mai la curiosità, ricercare, studiare e porsi domande, mettersi in discussione. “beyond the line” significa essere se stessi ma osmotici verso l’esterno: avere un’identità aperta, ascoltare, farsi contaminare e lasciarsi ispirare. Essere internazionali.

LUCA BIGLIARDI: concordo ed aggiungerei che essere “beyond the line” è vedere le linee e modellarle in base le necessità. Di linee ce ne sono tantissime, per esempio la normativa, essere “beyond the line” significa trovare “la linea” per cui puoi sperimentare e azzardare il progetto, al limite della linea della legge  È non essere l’architetto “con la puzza sotto al naso” ma l’architetto che lavora in sinergia  per trovare la migliore soluzione. “beyond the line” è anche e soprattutto concertazione.

Maria Crocetta
#JuniorCreativeStrategist