ALESSANDRA LANZA
IF! ITALIANS FESTIVAL E IL VALORE DELL’ISPIRAZIONE: QUANDO LA CREATIVITÀ FA LA FORZA

Come nasce la passione per la comunicazione? Come fare a capire se la strada che stiamo percorrendo è quella giusta? Seguire le proprie inclinazioni è il primo passo, impegno e dedizione fanno il resto.

 Ne abbiamo parlato con Alessandra Lanza, direttore generale di IF!, Festival internazionale della creatività con base a Milano che si svolgerà dall’8 al 10 novembre. Ci siamo fatti raccontare di lei e dei progetti nel futuro di IF!

Come sei arrivata a fare quello che fai oggi e qual è stato il tuo percorso? Come e quando è nata la passione per questo settore?

La passione per il mondo degli eventi è nata successivamente rispetto al mio percorso professionale. Ho imparato a scrivere insieme a mia madre, giornalista per il Corriere della Sera. E proprio per realizzare insieme a lei un’intervista ad un regista pubblicitario, sono entrata per la prima volta in uno studio di posa e ho subito pensato che forse sarei rimasta lì. E cosi è stato, nel ruolo di direttore della comunicazione.

Successivamente ho iniziato a fare il producer freelance per spot pubblicitari fino ad arrivare in PianoB come direttore della produzione di videoclip. E da lì è stato un attimo: dal videoclip mi sono ritrovata catapultata dentro il mondo degli eventi!

Sappiamo che hai anche una carriera come docente. Qual è il messaggio principale che cerchi di trasmettere ai tuoi studenti?

Seguire le inclinazioni personali. Scoprire quali sono le proprie passioni e seguirle poiché certe volte ci si sforza per cercare di cucirsi addosso un vestito che alla fine non ci appartiene. Spesso i giovani fanno fatica a chiederselo e quindi cerco di spronarli a tirare fuori la passione e farli lavorare sulla fantasia, liberare il cervello. C’è bisogno di mettersi in gioco.

Passiamo a IF!: come è nato, qual è il suo obiettivo e la filosofia che c’è alla base.

IF! Italians Festival è nato nel 2014 in un momento di crisi della comunicazione dove la creatività aveva bisogno di riporre l’attenzione su sé stessa. Infatti il primo claim è stato “La creatività torna sul palco”.
È nato dall’Art Directors Club Italiano e ASSOCOM, e anche questa è stata una grande novità. Per la prima volta le due associazioni si sono rese conto di dover lavorare insieme per cercare di raggiungere un obiettivo. Io ero nel consiglio direttivo di ASSOCOM ed erano anni che ragionavamo sul mettere in piedi un festival dedicato alla creatività, mancava soltanto l’opportunità. In quel caso arrivò da Google che decise di finanziare un’attività relativa agli ADCI Awards, il più importante premio alla creatività italiana ospitato all’interno di IF. Da lì siamo partiti per costruire qualcosa attorno a questo premio. In Italia in quel periodo si realizzavano soltanto convegni, mentre noi volevamo fare qualcosa di più innovativo. Così nacque l’idea di fare IF, prendendo come prima ispirazione il Sonar di Barcellona con l’obiettivo di offrire all’intera industry della comunicazione un posto dove fosse possibile fare formazione, ispirarsi e soprattutto creare opportunità di networking.

IF! è giunto alla quinta edizione rifacendosi un po’ il look, a partire dalla location. Cosa c’è di differente rispetto ai festival precedenti?

Quest’anno IF! si evolve. Essendo nato e costruito attorno al Teatro Franco Parenti, adesso stiamo rinnovando il festival sulla struttura della nostra nuova ‘casa’ (BASE Milano). Questo cambiamento ci è servito per acquisire consapevolezza sui punti di forza di IF! ovvero networking, creatività, ispirazione e format innovativi sul palco.

È stata un’opportunità per renderci conto di aver fatto fino ad oggi delle edizioni pienissime di momenti svolti in contemporaneità. Abbiamo deciso di diminuire il numero dei palchi lavorando maggiormente sui contenuti, abolendo la ‘classica’ tavola rotonda e raccontando i contenuti attraverso format più dinamici e innovativi.

Credi che il target potrebbe essere amplificato ad un pubblico più ampio?

Assolutamente si. I nostri target principalmente sono due: la grande comunità dei creativi e dei professionisti della comunicazione (che comprende aziende, agenzie, case di produzione e scuole di comunicazione) e il pubblico più generalista, che soprattutto in una città come Milano è appassionato o semplicemente incuriosito dalle tematiche, dalle storie e dai grandi personaggi italiani e internazionali che ogni anno riusciamo a ospitare  all’interno del nostro programma.

Se pensiamo al nostro core business, l’indirizzo di crescita è su scala internazionale. Per questa edizione stiamo lavorando insieme a nuovi partner internazionali per coinvolgere un pubblico straniero, mentre sul lato generalista abbiamo sviluppato due palchi: uno parlerà di tecnologia e l’altro approccerà temi più ‘pop’.
La nuova location, inoltre, ci permette di avere spazio da dedicare all’organizzazione di party e di conseguenza approcciarci a partner musicali, senza legarci esclusivamente ad uno per avere la possibilità di organizzare un numero maggiore di eventi.

La squadra che si è creata è riuscita a stabilire una bella sinergia?

Il comitato organizzatore negli anni è cresciuto passando da quattro menti a sei. Attualmente è formato da Davide Boscacci, Nicola Lampugnani, Emanuele Nenna, Stefano Capraro, ed io insieme a Marianna Ghirlanda che rappresenta Google, partner attivo nel comitato editoriale.

Come comitato editoriale, ovvero l’organo che supervisiona i contenuti del festival, abbiamo il compito di creare il programma di IF! e di gestire anche la parte che riguarda gli ospiti. Alcuni di essi sono contenuti che ci vengono proposti mentre altri li andiamo a cercare noi. La cosa sfidante è stimolare la costruzione di un format fatto di contenuti innovativi raccontati in maniera altrettanto innovativa.

Il tema di quest’anno è Human Intelligence. Hai voglia di raccontarcelo?

Il tema lo scrive ogni anno Davide Boscacci. Si parla tanto di intelligenza artificiale però Human Intelligence ci permette di mettere il focus sul pilota della tecnologia e quindi ribadire che qualsiasi macchina tecnologica è guidata da un creativo. Ci sembrava il modo giusto per arrivare alla fine dell’anno dove tutti avranno parlato di intelligenza artificiale e mettere un punto allo storytelling.
Il bello è che si tratta di un tema più pop rispetto a quello delle scorse edizioni e sicuramente ci consentirà di spaziare maggiormente sulle sue varie declinazioni.

Come potrà evolvere il format di IF! ?

Il mio augurio è che IF! ad un certo punto diventi non solo un brand ma anche una società.
Quest’anno ad esempio siamo in tour. Spesso la comunicazione è Milano-centrica mentre invece ci sono un sacco di realtà che realizzano lavori molto interessanti anche nel resto d’Italia. Questa è sicuramente una novità per il festival perché vede la realizzazione di piccole attività sparse sul territorio italiano. Quella di inventare degli appuntamenti firmati IF! è senza dubbio un’area che andremo ad implementare. I due assi sui quali muoversi sono questi.

Competitors di IF! : ci sono?

Veri e proprio competitors no, ce lo siamo chiesti tanto. Quando abbiamo iniziato con IF! c’era la settimana della comunicazione ma noi volevamo discostarci e non replicare lo stesso modello. Oggi ci sono altri appuntamenti rispetto agli inizi ma IF! mette insieme networking e ispirazione, due elementi che le altre realtà non riescono a coniugare. Lavorano su altre sponde rispetto alle nostre, con target differenti da quelli che abbiamo noi. IF! crea dei momenti per incontrarsi al di fuori della settorialità e offre l’opportunità di creare delle convergenze tra vari ambiti della comunicazione.

Come vedi il settore eventi in Italia?

Siamo bravissimi in Italia a fare eventi, è una consapevolezza che abbiamo poco. La si acquisisce andando all’estero e lavorando con clienti internazionali, vedendo quello che fanno gli altri. Mi piacerebbe che la acquisissero anche nel nostro Paese, osando un po’ di più e mettendosi a confronto con altre situazioni. La cura del dettaglio e dello stile ad un evento italiano non manca mai, ci crediamo tantissimo senza rendercene conto.

Sappiamo che spesso hai cercato di dare un obiettivo nobile al tuo lavoro, come per SING SING, il primo festival musicale in un carcere, o il tuo impegno per Emergency. Cosa significa per te aggiungere valore alle proprie capacità? È una domanda che si pongono in tanti o si sta trasformando in una esigenza universale?

Non saprei dirti se è una domanda che tutti si fanno ma, parlando per me, posso dirti che sono arrivata ad un punto in cui mi sono detta che tutte le esperienze e conoscenze che avevo acquisito non avrei dovuto metterle a disposizione soltanto dei brand. Dare valore umano e culturale a quello che facevo è stato importantissimo, mi sono sempre occupata del sociale e delle cose che mi interessavano al di fuori delle mura d’agenzia. Quello che potevo fare nel mondo profit l’ho fatto e ho voluto sperimentare altri ambiti. Sono due mondi abbastanza separati, profit e no profit, anche se sarebbe bello poterli collegare. Hanno bisogno l’uno dell’altro anche se sono linguaggi difficili da unificare.

Cosa significa per te essere “beyond the line”?

Non l’ho mai trovata la famosa linea da “superare”. Quando ho iniziato a lavorare nel settore degli eventi era un concetto molto diffuso, essendo la linea tra ATL e BTL piuttosto sentita. Credo però che non esista e che non avrebbe dovuto esistere nemmeno all’ora. È importante non avere confini che pongano limiti, cancellare questa linea per rilanciare sempre e rinnovarsi. Andare incontro alle proprie passioni, riuscire a tirar fuori dalle diverse situazioni quello che possiamo dare, così come quello che l’esperienza può dare a noi.
Abbiamo capacità e competenze tali che se le sfruttassimo sempre al meglio potremmo realizzare cose meravigliose.  

Per avere qualche anticipazione sulla quinta edizione di IF! Italians Festival: www.italiansfestival.it

 

Marco Zambaldo
#zamba #creativestrategist